Allerta in Europa per l’aumento dei casi di vaiolo delle scimmie, un’infezione zoonotica (trasmessa dagli animali all’uomo) causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo (monkeypox virus) ma che si differenzia da questo per la minore trasmissibilità e gravità della malattia che provoca. 

Il virus è stato identificato per la prima volta come patogeno umano nel 1970 nella Repubblica Democratica del Congo.

Dalla sua scoperta, casi umani sono stati riportati in diversi paesi africani. Attualmente la malattia è endemica in Benin, Camerun, Repubblica Centro Africana, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Gana (solo casi in animali), Costa d’Avorio, Liberia, Nigeria, Repubblica del Congo, Sierra Leone, e Sud Sudan.

vaiolo delle scimmie

Nel mondo sono 780 i casi di vaiolo delle scimmie in 27 Paesi dove la malattia non è endemica. Lo rileva l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Secondo una prima valutazione del rischio “monkeypox” dell’Ecdc, centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie “tra il 15 e il 23 maggio, sono stati segnalati in totale 67 casi nell’Ue in 9 Stati membri (Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia)”. 

In Italia al 25 maggio sono 6 i casi di pazienti che hanno contratto il virus. Il primo è stato identificato all’ospedale Spallanzani di Roma, centro di riferimento nazionale per le emergenze infettivologiche. Si tratta di un uomo rientrato dopo un soggiorno alle Isole Canarie. 

A seguito dell’allerta per il vaiolo delle scimmie, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha attivato una task force composta da esperti con l’obiettivo di contribuire al monitoraggio costante dell’infezione sul territorio italiano. 

Vaiolo delle scimmie

Che cos’è

Si tratta di un’infezione zoonotica (trasmessa dagli animali all’uomo) causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo (monkeypox virus) ma che si differenzia da questo per la minore trasmissibilità e gravità della malattia che provoca. 

Il nome deriva dalla prima identificazione del virus, scoperto nelle scimmie in un laboratorio danese nel 1958. È diffuso in particolare tra primati e piccoli roditori, prevalentemente in Africa.

Nelle aree endemiche è trasmesso all’uomo attraverso un morso o il contatto diretto con il sangue, la carne, i fluidi corporei o le lesioni cutanee di un animale infetto. 

Sintomi

Nell’uomo si presenta con febbre, dolori muscolari, cefalea, rigonfiamento dei linfonodi stanchezza e manifestazioni cutanee quali vescicole, pustole, piccole croste. 

La malattia si risolve spontaneamente in 2-4 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche; possono venir somministrati degli antivirali quando necessario.

Il vaiolo delle scimmie può causare una malattia più grave in alcuni gruppi di popolazione particolarmente fragili quali: bambini, donne in gravidanza e persone immunosoppresse.

Contagio

Il virus non si trasmette facilmente da persona a persona. La trasmissione umana è legata principalmente al contatto stretto con i fluidi corporei o con le lesioni cutanee di una persona infetta. 

Ci si può infettare anche attraverso droplets mediante contatto prolungato faccia a faccia o con oggetti contaminati (lenzuola, vestiti…). I dati ad oggi disponibili e la natura delle lesioni suggeriscono che il virus possa essere trasmesso attraverso rapporti intimi. 

È possibile che le persone che non sono state vaccinate contro il vaiolo (vaccinazione abolita in Italia nel 1981) siano a maggior rischio di infezione con il monkeypox per l’assenza di anticorpi che, per la similitudine del virus del vaiolo con il monkeypox, possono essere efficaci a contrastare anche questa virosi. 

La vaccinazione post-esposizione (idealmente entro quattro giorni dall’esposizione) può essere presa in considerazione per contatti a rischio più elevato come gli operatori sanitari, compreso il personale di laboratorio, previa attenta valutazione dei rischi e dei benefici. (cfr. circolare Ministero salute del 25/05/2022).

Raccomandazioni

Le raccomandazioni prevedono di restare a casa a riposo qualora insorga la febbre e di rivolgersi al medico di fiducia in caso di comparsa di vescicole o altre manifestazioni cutanee. 

Come prevenzione, è importante evitare il contatto stretto con persone con sintomi (febbre, rigonfiamento dei linfonodi, lesioni cutanee in particolare vescicole o croste).

Durante i 21 giorni di sorveglianza i contatti di caso monkeypox devono evitare contatti con persone immunodepresse, donne in gravidanza e bambini di età inferiore ai 12 anni.

Sequenza genoma vaiolo delle scimmie

Il Portogallo è stato il primo paese a fare la sequenza del vaiolo delle scimmie.

Il gruppo di ricerca della Bioinformatics Unit, Department of Infectious Diseases, National Institute of Health Doutor Ricardo Jorge (INSA), a Lisbona, ha sequenziato il genoma del virus da un campione prelevato da un paziente maschio il 4 maggio.

Il virus che sta preoccupando diversi paesi del mondo sembra molto simile a quello che aveva causato dei casi in vari paesi, tra cui la Gran Bretagna, Singapore e Israele nel 2018-19. 

Vaiolo delle scimmie: per l’Istituto Spallanzani di Roma un possibile legame con le Isole Canarie

I ricercatori dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma hanno completato la prima fase dell’analisi della sequenza del DNA del Monkeypox virus dei primi tre casi italiani. 

I campioni sono tutti risultati affini al ceppo dell’Africa Occidentale “con una similarità del 100% con i virus isolati in Portogallo e Germania – rende noto l’Istituto – Potremmo essere anche in Italia di fronte a un virus paneuropeo, correlato con i focolai in vari paesi europei, in particolare quello delle Isole Canarie”. 

Sono tre i casi di vaiolo delle scimmie accertati in Italia provenienti da un viaggio alle Isole Canarie.

Isole Canarie e la diffusione del virus in Europa

Le autorità spagnole stanno indagando su un cluster di contagi da dove è partita la diffusione del virus in Europa. Si tratta di una festa che si è svolta dal 5 al 15 maggio a Maspalomas, a Gran Canaria, alla quale avrebbero preso parte circa 100mila persone. Tra i partecipanti anche persone provenienti da Tenerife.

Per saperne di più abbiamo intervistato il dott. Federico Gentile, medico pediatra presso il Centro di Salute di Tincer, Santa Cruz de Tenerife e Hospital Universitario  Hospiten Rambla. 

dott. Federico Gentile

Qual è la situazione?

Attualmente la situazione è sotto controllo. Alle Isole Canarie sono stati confermati 17 casi di cui 12 a Gran Canaria e 5 a Tenerife; 4 casi probabili in attesa di conferma attraverso PCR a Gran Canaria.

Nelle strutture dove lavora ci sono dei casi?

No, perché attualmente non ci sono stati casi pediatrici.

Quali sono le misure adottate per ridurre la diffusione del virus?

In caso di sospetto clinico il paziente dovrà rimanere in quarantena, aspettando gli esiti dei vari esami. I contatti stretti invece non dovranno rimanere in quarantena però dovranno ridurre al minimo i contatti con altre persone, utilizzare mascherine FFP2 ed evitare i trasporti pubblici. 

Il vaiolo delle scimmie può causare una malattia più grave in alcuni gruppi di popolazione particolarmente tra i quali i bambini. Quali sono i rischi in caso di contagio? 

I bambini vengono considerati gruppo di rischio perché non protetti da alcun vaccino e quindi suscettibili di sviluppare una forma grave della malattia. In caso di bambini con segni e sintomi clinici relativi al vaiolo delle scimmie si è ipotizzato l’utilizzo del vaccino Imvanex, approvato nel 2019 per la prevenzione del vaiolo umano e delle scimmie. 

Quali sono le sue raccomandazioni?

In caso di presenza di sintomi compatibili con la malattia, contattare l’ospedale di riferimento affinché venga effettuata un PCR. 

Lei è un medico pediatra italiano e attualmente svolge la professione presso il Centro di Salute di Tincer, Santa Cruz de Tenerife e Hospital Universitario Hospiten Rambla. Mi racconta il suo percorso?

Laureato a Roma, specializzato a Bari in Pediatria con un anno e mezzo di formazione all’estero a Tenerife. Questo periodo mi è stato sufficiente per decidere di rimanere a lavorare qui alle Canarie. 

Perché ha deciso di trasferirsi a Tenerife?

Alle Canarie c’è uno stile di vita unico, per di più c’è un disperato bisogno di pediatri. Il 30% dei bambini viene assistito da medici di famiglia. Questa opportunità lavorativa legata a quella personale mi ha fatto scegliere questa bellissima isola. 

Secondo la sua esperienza, quali sono i vantaggi e gli svantaggi di lavorare all’estero? 

Lo svantaggio più grande è la lontananza da casa e dei propri affetti. Il vantaggio più grande è la possibilità di arricchire il proprio bagaglio formativo con esperienze differenti che in Italia non si potrebbero vivere. 

Quali sono le principali caratteristiche della sanità spagnola? 

Il medico e pediatra di famiglia sono dipendenti pubblici al 100%. Si lavora in strutture pubbliche stile ASL chiamate Centri di salute a stretto contatto con altri professionisti sanitari come infermieri, fisioterapisti, ausiliari, ostetriche, psicologi, assistenti sociali, ecc… 

Quanto è importante l’esperienza all’estero per un medico italiano?

Direi fondamentale, consiglio sempre agli specializzandi italiani di andare all’estero, anche semplicemente per vedere come lavorano i nostri colleghi nel mondo. 

Ha mai pensato di rientrare in Italia?

No, attualmente non penso che le condizioni lavorative in Italia possano minimamente eguagliare quelle di Tenerife. 

Riferimenti:

World Health Organization

Istituto Superiore di Sanità

European Center for Disease Prevention and Control