La scienza è uno strumento chiave per affrontare le sfide che la pandemia da Covid-19 ha evidenziato in questo periodo di emergenza sanitaria mondiale. 

La ricerca scientifica associata allo sviluppo tecnologico è fondamentale per migliorare la qualità della vita. 

Workshop Autologous Bone-on-a-chip model in emerging personalized medicine 

A Padiglione Italia durante la “Health & Wellness Week” la settimana tematica di Expo 2020 Dubai dedicata alla salute e al benessere, nell’ambito del Regional Day Abruzzo, l’Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara ha promosso il workshop “Autologous Bone-on-a-chip model in emerging personalized medicine”

“Autologous Bone-on-a-chip model in emerging personalized medicine” è un progetto ideato da Oriana Trubiani, Professoressa di Istologia e Direttrice del Dipartimento di Tecnologie Innovative in Medicina e Odontoiatria dell’Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara e dal team del Laboratorio di Ricerca di Cellule Staminali e Medicina Rigenerativa dello stesso Ateneo.

Ricostruire un tessuto osseo danneggiato dall’invecchiamento o dalla malattia grazie ai dispositivi tecnologici e all’utilizzo di cellule staminali autologhe, potrebbe aprire una nuova frontiera per la medicina personalizzata e di precisione.

L’obiettivo del progetto “Autologous Bone-on-a-chip model in emerging personalized medicine”consiste nello sviluppare “in vitro” un modello di osso autologo utilizzando il bone-on-a-chip (BoC) applicato alla medicina personalizzata.

Il sistema utilizza cellule staminali autologhe orali e biomateriali tridimensionali, ottenuti attraverso una stampante 3D ed arricchiti con secretoma liofilizzato autologo.

Questo innovativo sistema può essere impiegato nella ricerca finalizzata sia alla rigenerazione ossea sia in campo oncologico.

Per saperne di più abbiamo intervistato la Professoressa Oriana Trubiani, ideatrice del progetto. 

Oriana Trubiani

L’Università di Chieti-Pescara è stata protagonista a Padiglione Italia di Expo 2020 Dubai con due progetti selezionati, tra cui, appunto il vostro. Quali sono gli obiettivi della vostra partecipazione e cosa rappresenta questa esperienza?

Quando la mia Università ha inviato ai docenti la richiesta di un progetto di ricerca da presentare all’Expo di Dubai ho aderito immediatamente perché ritengo che promuovere all’esterno le nostre attività sia fondamentale. Del resto, l’Università deve necessariamente interfacciarsi con il mondo esterno per creare un’osmosi tra diverse situazioni. È questa la nostra mission!

Che cosa si intende per medicina personalizzata e su cosa si concentra la ricerca del suo team?

La ricerca del mio team ha radici lontane, in quanto da circa vent’anni abbiamo iniziato a lavorare con le cellule staminali autologhe prelevate dalla cavità orale, come veri e propri pionieri della medicina personalizzata.

I risultati che ottenevamo con i nostri progetti ci davano la conferma di essere sulla strada giusta: oggi, infatti, la medicina personalizzata rappresenta un approccio emergente che riunisce in sé numerose expertises per arrivare a diagnosi e a terapie specifiche ed individuali.

Team di ricerca

Ci racconta il progetto presentato a Padiglione Italia?

Il progetto riguarda lo sviluppo di un tessuto osseo partendo da cellule staminali autologhe orali e utilizzando un chip multifluidico tridimensionale dove differenti tipologie cellulari possono convivere insieme come in un vero e proprio organo artificiale, rappresentando un modello di studio in vitro personalizzato.

Quali potrebbero essere gli sviluppi futuri?

Gli sviluppi futuri sono molteplici: in primis la metodologia che utilizziamo, organ-on-a-chip, permette di superare la sperimentazione animale, evitando problemi etici e con un notevole risparmio economico. 

Inoltre, è possibile poter utilizzare questa tecnologia di costituzione di organi artificiali per analizzare in vitro la risposta farmacologica personalizzata a svariate patologie legate all’età, al sesso, agli stili di vita oppure durante i fisiologici processi di invecchiamento.

La ricerca scientifica associata allo sviluppo tecnologico è fondamentale per migliorare la qualità della vita. Come portate avanti questo binomio nelle vostre ricerche?

L’avvento di nuove tecnologie ha cambiato radicalmente la figura del ricercatore. È fondamentale non solo mettere insieme diverse figure professionali quali medici, biotecnologi, bioingegneri, anche di istituzioni diverse, per ottenere risultati emergenti e significativi.

Questa è la mission della nostra Università e infatti, raccogliendo l’input del mio Rettore, il Prof. Sergio Caputi, abbiamo istituito uno specifico dottorato in Innovative Technologies in Clinical Medicine & Dentistry che attualmente coordino. 

Quali sono i prossimi progetti a cui si dedicherà insieme al suo team?

Continueremo a lavorare insieme ad altri ricercatori sulle nostre linee di ricerca incentrate sulla medicina rigenerativa e personalizzata.

Lei è donna e ha scelto una carriera nella scienza…

Mi sono innamorata della ricerca biomedica quando da studentessa frequentavo i laboratori e le lezioni all’Università la Sapienza di Roma.

Da allora non mi sono mai discostata da questo percorso e nonostante gli ostacoli l’ho sempre ritenuto molto gratificante. 

medicina-personalizzata-Trubiani

Qual è stato il suo percorso?

Il mio percorso si può riassumere in una laurea in Medicina, un lungo periodo di lavoro nei laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Infine il mio ruolo all’Università come docente di Istologia.

Pensa che nel nostro Paese si faccia abbastanza per incentivare la scelta delle materie scientifiche tra le ragazze? 

In quanto delegata dell’Orientamento della mia Università ritengo che si debba lavorare ancora molto su questo tema, anche se il panorama sta cambiando velocemente. 

Molte ragazze non intraprendono gli studi scientifici, cosiddetti STEM (science, technology, engineering, mathematics), non perché non siano idonee ma soltanto perché non sono bene informate.

Del resto, le indicazioni della ministra Maria Cristina Messa ci inducono ad iniziare percorsi di orientamento già dalle prime classi delle scuole secondarie.

Ritengo che ciò sia strategico proprio per far comprendere alle nostre ragazze le proprie attitudini scientifiche per percorrerle senza timore.