Marche Land of Excellence è la settimana, dal 21 al 26 febbraio, della presenza della Regione Marche a Expo 2020 Dubai.

A dare il via al programma di eventi a Padiglione Italia è stata la firma di memorandum d’intesa tra il vicepresidente e assessore alle Attività produttive della Regione Marche Mirco Carloni, e il presidente della Camera di Commercio di Dubai Hamad Buamim. Tra gli obiettivi del memorandum lo sviluppo delle relazioni tra le istituzioni di livello universitario nei settori della ricerca scientifica e tecnologica.

Marche Land of Excellence 

Nell’ambito della settimana tematica di Expo 2020 Dubai dedicata al cibo, in corso fino al 27 febbraio, la Regione Marche ha portato all’esposizione universale i progressi nel campo dell’innovazione e della tecnologia.

Marche, terra delle eccellenze. Si tratta di un ampio progetto in cui la regione, in occasione di Expo 2020 Dubai, ha voluto presentare e promuovere al mondo le eccellenze del territorio.

Una delle eccellenze della Regione Marche è Diatheva, azienda innovativa e all’avanguardia nel campo della biotecnologia, spin-off dell’Università di Urbino, che ha partecipato, insieme ad altre 30 aziende, ad un bando indetto dalla Regione per presentare a Expo 2020 Dubai le ultime innovazioni tecnologiche. 

From Animals to People: the importance of virus surveillance

Il tema della sostenibilità della salute umana è fondamentale per prevenire le future pandemie.

Al centro del forum “From Animals to People: the importance of virus surveillance”, che si è svolto oggi presso l’anfiteatro di Padiglione Italia, l’approccio One Health e il ruolo della biotecnologia nello sviluppo di nuovi metodi per il virus detection.

All’evento hanno partecipato: Mirco Carloni, vicepresidente e assessore alle Attività produttive della Regione Marche e Stefania Mariani, Ceo di Diatheva srl.

“Siamo a Dubai per presentare il meglio delle Marche. La biotecnologia rientra tra le eccellenze del nostro territorio. Diatheva, spin-off dell’Università di Urbino e da 10 anni membro del Gruppo SOL, nasce con l’approccio della ricerca chimica e della biotecnologia applicata all’impresa”. Ha affermato Mirco Carloni.

Di fronte alle sfide per il futuro “abbiamo bisogno di aziende come Diatheva per affrontare possibili pandemie da virus che sono di provenienza animale ma che possono coinvolgere l’uomo”.

Secondo molti studi, la maggior parte dei coronavirus che infettano l’uomo provengono dagli animali, incluso il virus che ha causato la pandemia da Covid-19. Il salto di specie (in inglese spillover) è un processo naturale per cui un patogeno degli animali evolve e si trasmette all’uomo.

L’esperienza dell’emergenza sanitaria causata dal virus Sar-CoV-2 ha evidenziato quanto sia importante essere preparati a future pandemie tenendo alta l’attenzione su tutti i virus, inclusi quelli che non hanno effetti evidenti sulla popolazione umana. È il caso della Peste Suina Africana (ASF), una infezione virale altamente contagiosa e spesso letale che colpisce i suini domestici e selvatici.

Ad oggi non ci sono evidenze scientifiche che questo virus sia trasmesso all’uomo, ma merita attenzione per evitare qualunque forma di contatto e contagio. 

Il vicepresidente Carloni, nel suo intervento, ha fatto riferimento al monitoraggio e alla sorveglianza da parte della regione Marche nella diffusione di questa malattia. “Dobbiamo valorizzare le aziende che possano collaborare con il sistema di sanità pubblica e quello veterinario affinché la peste suina venga monitorata e contenuta, anche con un vaccino in grado di bloccarne la diffusione”.

Approccio One Health per un modello di salute sostenibile

La maggior parte delle pandemie, come quella da Covid-19, è causata dal salto di specie da animale a uomo. “Più del 60% delle infezioni presenti negli esseri umani ha origine animale e più del 75% delle nuove malattie sono derivanti da un salto di specie”. Ha spiegato Stefania Mariani.

Sebbene non tutti i patogeni fanno il salto di specie, negli ultimi anni i fenomeni di zoonosi stanno diventando sempre più frequenti, il virus Sars-CoV-2 è l’ultimo ed ancora in corso.

Cosa fare per evitare future pandemie?  

La salute umana è collegata a quella degli animali e dell’ambiente pertanto “non si può limitare a stabilire dei percorsi di cura solo per gli umani perché il virus continua a circolare e a mutare”, ha spiegato nel corso del suo intervento Stefania Mariani.

È quindi necessario applicare un approccio multisciplinare, il One Health

“Si tratta di un metodo che mette in relazione uomo-animale-ambiente elaborato dalla World Health Organization (salute umana) dalla FAO (alimentazione umana e animale) e OIE l’organizzazione che si occupa della salute animale. Queste tre organizzazioni devono collaborare e lavorare per mettere in atto un modello di salute sostenibile che vada a prevenire future pandemie”. 

Una delle armi di prevenzione è quella di non abbassare la guardia di fronte ai virus anche per quelli che non hanno effetti evidenti sulla popolazione umana come quello della Peste Suina Africana (ASF).

La ASF è conosciuta da tempo ma ha attirato l’attenzione con il suo arrivo in Cina nel 2018 e nel 2020 in Europa. “Il fatto che questo virus non abbia al momento ripercussioni evidenti sulla salute umana non significa che non sia da tenere in considerazione. Le aziende di biotecnologia stanno analizzando questo virus e il suo comportamento per capire qual è la tecnologia più adatta per contrastarlo”.  

Stefania Mariani ha parlato degli sforzi compiuti dalla società di biotecnologie in questi due anni per sviluppare innovativi diagnostici per la rilevazione del Covid-19. Un solido background per fronteggiare eventuali future pandemie. “Il mondo del biotech con il Covid-19 ha sviluppato in ambito di ricerca nuovi metodi per la detection del virus”.

Le caratteristiche principali delle nuove tecnologie diagnostiche, come i test PCR, sono “la semplicità nel loro utilizzo, rapporto costo-beneficio, alta sensibilità, specificità e perfomance”.

Le aziende di biotecnologia stanno dunque puntando allo sviluppo di nuovi metodi innovativi per consentire la piena applicazione dell’approccio One Health e contrastare eventuali future pandemie. Per metterli in atto e rendere sempre più sostenibile il sistema della salute umana occorre la collaborazione al livello globale, delle singole nazioni e delle regioni. “Per quanto riguarda la peste suina, ma anche altri virus – ha concluso Mariani – le amministrazioni devono mettere in atto una rete prima che il virus faccia il salto di specie arrivando all’uomo e non saremo in grado di contenerlo”.