Promuovere la presenza della ricerca italiana in contesti innovativi e un’apertura internazionale con nuove opportunità di cooperazione è l’obiettivo degli enti di ricerca italiani di fronte alle sfide globali. Se n’è parlato nel corso del forum “Italian Research Institutions facing global challenges” promosso con il Ministero dell’Università e della Ricerca, svoltosi a Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai.

Italian Research Institutions facing global challenges

In occasione di “Knowledge & Learning Week”, la settimana tematica di Expo 2020 Dubai dedicata alla conoscenza e all’apprendimento, i principali istituti di ricerca italiani hanno presentato al mondo le loro attività all’insegna dell’innovazione e conoscenza di fronte alle sfide globali.

Nel corso dell’evento “Italian Research Institutions facing global challenges”, è stato trasmesso il video di presentazione degli enti di ricerca e della loro principali attività. 

Al forum “Italian Research Institutions facing global challenges” hanno partecipato tra gli altri, in presenza e in modalità virtuale, la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, la presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ed ex ministra dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Carlo Doglioni e il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Marco Tavani.

“A causa della pandemia, le persone hanno compreso quanto la ricerca sia importante”, ha detto, in collegamento dall’Italia, la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa. Gli istituti di ricerca italiani “contano circa 26 mila persone che lavorano nella ricerca in diversi campi. Sono i pilastri sui quali l’Italia può contare”. 

La Ministra Messa ha sottolineato il ruolo svolto dalle strutture italiane di ricerca durante l’emergenza sanitaria da Covid-19 che hanno mostrato “di essere in grado di affrontare le sfide fornendo risposte, non solo in termini strettamente scientifici ma anche in termini di organizzazione e coordinamento con il mondo produttivo”. 

“Non è una coincidenza – ha aggiunto Messa – che la sezione del Pnrr dedicata agli investimenti in ricerca e innovazione è intitolata ‘Dalla ricerca all’impresa’. Grande importanza viene data non solo nel reclutare ricercatori in tutto il mondo e nell’avere un approccio internazionale nella ricerca, ma anche nel formare professionisti con abilità innovative per facilitare gli scambi di conoscenza tra ricerca e industria per generare valore aggiunto, compreso quello economico”.

Istituti italiani di ricerca

Gli enti pubblici di ricerca devono guidare i processi di innovazione e di trasferimento tecnologico di qualità, per fare la loro parte nell’affrontare le grandi sfide sociali che ci attendono. L’obiettivo quindi è quello di promuovere la presenza della ricerca italiana in contesti innovativi e un’apertura internazionale con nuove opportunità di cooperazione.

 “Vogliamo promuovere la presenza italiana nei contesti più innovativi – ha dichiarato la ministra Messa – mentre allo stesso tempo rendere il sistema di ricerca e innovazione nazionale sempre più attrattivo per la ricerca dall’estero, così come per gli investitori”. “L’Italia continuerà a perseguire una tradizione di apertura internazionale, costruendo nuove opportunità di cooperazione” e “considerando che l’innovazione è uno strumento fondamentale per essere nel mercato, l’Italia mira a fare l’uso migliore del Pnrr per costruire un fruttuoso ecosistema in cui gli istituti di ricerca giocheranno un ruolo strategico”, ha sottolineato.

Dell’apertura internazionale con nuove opportunità di cooperazione ne ha parlato la presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ed ex ministra dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza. “Siamo molto aperti ad attività internazionali abbiamo una grande rete di persone impegnate a sostenere la collaborazione internazionale”. La presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ha spiegato le caratteristiche del Cnr, le strutture che ne fanno parte e gli ambiti di ricerca, dall’agricoltura, alla biologia, al clima e alle scienze umane e la cultura.


Per Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la scienza “è senza confini, unisce e ci aiuta a vivere meglio e crescere culturalmente”. “È un modo per abbattere anche i confini – ha spiegato – ma soprattutto è un modo per elevare le conoscenze che hanno delle ricadute sociali formidabili per riuscire a nutrire quelle parti del mondo che non hanno cibo, per portare i livelli di vita migliori per tutta la comunità mondiale”.

Carlo Doglioni

“Penso che in Italia abbiamo bisogno di recuperare il senso della vicinanza della scienza alla nostra vita”, ha sottolineato Marco Tavani presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). “Noi spendiamo molto poco in ricerca e sviluppo rispetto a Francia e Germania, ad esempio. Questo non va bene” e “quello che noi vogliamo recuperare, non parlando soltanto con il governo, ma con i cittadini” è la consapevolezza “che la ricerca scientifica è fondamentale per la vita di tutti i giorni, ce ne accorgiamo con i telefonini, con gli aerei”. E “vogliamo che la scienza italiana diventi sempre più forte, e quindi abbiamo bisogno che la prospettiva politica indirizzi più risorse a questo settore. Basta poco, la pandemia ha dimostrato che dobbiamo seguire questa strada”, ha concluso.

Marco Tavani