È scattata l’allerta per la variante sudafricana denominata Omicron dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La variante Omicron è stata segnalata per la prima volta all’OMS dal Sudafrica il 24 novembre 2021. A seguito di questa segnalazione il 26 novembre è stato convocato il Technical Advisory Group on SARS-CoV-2 Virus Evolution (TAG-VE) per valutare la variante sudafricana SARS-CoV-2. Il TAG-VE è il un gruppo indipendente di esperti che monitora e valuta periodicamente l’evoluzione di SARS-CoV-2 e valuta se specifiche mutazioni e combinazioni di mutazioni alterano il comportamento del virus Sars-Cov-2.

variante Covid-19

Il National Institute of Communicable Diseases sudafricano ha riferito che la presenza della variante è stata documentata con il sequenziamento in 22 casi positivi, per lo più giovani, ma se ne segnalano già molti altri da vari laboratori del Paese.

Il Sudafrica ha un tasso di vaccinazione di appena il 24% della popolazione totale e si ipotizza che le tante mutazioni si siano accumulate in un contagiato immunodepresso che ha lottato con il coronavirus per settimane o mesi. 

Omicron: “variante di preoccupazione”

Per l’OMS la nuova mutazione Omicron è una “variante di preoccupazione”. Questa variante ha un gran numero di mutazioni – spiega l’OMS – alcune delle quali preoccupanti. Prove preliminari suggeriscono un aumento del rischio di reinfezione con questa variante, rispetto ad altri COV. Il numero di casi di questa variante sembra essere in aumento in quasi tutte le province del Sudafrica. L’attuale diagnostica PCR SARS-CoV-2 continua a rilevare questa variante. Diversi laboratori hanno indicato che per un test PCR ampiamente utilizzato, uno dei tre geni bersaglio non viene rilevato (chiamato dropout del gene S o fallimento del bersaglio del gene S) e questo test può quindi essere utilizzato come marker per questa variante, in attesa della conferma del sequenziamento. Usando questo approccio, questa variante è stata rilevata a velocità più elevate rispetto ai precedenti picchi di infezione, suggerendo che questa variante potrebbe avere un vantaggio di crescita.

Secondo gli scienziati il gran numero di mutazioni della nuova variante potrebbero non solo renderla più trasmissibile ma anche aiutarla a eludere il sistema immunitario: ha infatti 32 mutazioni nella proteina spike (la parte del coronavirus che le conferisce la sua forma caratteristica e la chiave per affinché il virus entri nelle cellule umane), molto più di Beta e Delta messi insieme. “Sono in corso numerosi studi”, scrive l’Oms, e il gruppo di esperti Tag-Ve che segue l’evoluzione del virus “continuerà a valutare questa variante. L’Oms comunicherà le nuove scoperte agli Stati membri e al pubblico, se necessario”.

I casi di variante Omicron nel mondo

Al momento i casi di variante Omicron rilevati nel mondo sono: Botswana (6), Sud Africa (59), Hong Kong (2) e Israele (1).

La variante sudafricana è arrivata anche in Europa: in Belgio è stato identificato il primo caso di Sars-Cov-2 da variante Omicron in una giovane donna che ha sviluppato i sintomi 11 giorni dopo aver viaggiato in Egitto via Turchia. Dopo il primo caso in Belgio, il Regno Unito ha annunciato di averne rilevati due sul proprio territorio. In Olanda è ormai quasi certo che 61 passeggeri, arrivati con voli dal Sudafrica, e risultati positivi abbiano contratto la nuova variante. Due i casi confermati di Omicron anche in Germania: a Monaco, nella ricca Baviera. In Italia è stata identificata una sequenza riconducibile a Omicron in un residente in Campania rientrato dal Mozambico. 

Le misure per limitare la diffusione della variante Omicron

L’OMS ha chiesto ai Paesi di:

  • migliorare gli sforzi di sorveglianza e sequenziamento per comprendere meglio le varianti di SARS-CoV-2 in circolazione.
  • inviare sequenze complete del genoma e metadati associati a un database pubblicamente disponibile, come GISAID.
  • segnalare i casi/cluster iniziali associati all’infezione da VOC all’OMS attraverso il meccanismo IHR.
  • dove esiste la capacità e in coordinamento con la comunità internazionale, eseguire indagini sul campo e valutazioni di laboratorio per migliorare la comprensione dei potenziali impatti dei COV sull’epidemiologia del COVID-19, la gravità, l’efficacia delle misure sanitarie e sociali, i metodi diagnostici, le risposte immunitarie, gli anticorpi neutralizzazione o altre caratteristiche rilevanti.

In Italia, l’Istituto Spallanzani di Roma ha costituito una task force per analizzare i dati. “In relazione alla comparsa della nuova variante di Sars-CoV-2, B11529, isolata in Sudafrica, l’Istituto Spallanzani ha costituito una task force per analizzare dati che afferiscono a livello internazionale e predisporre il sequenziamento dei ceppi ai fini di sorveglianza virologica”, si legge nella nota dell’Inmi Spallanzani di Roma. “Questa è la risposta immediata dello Spallanzani e dell’intero sistema Paese – ha detto il direttore dell’Inmi, Francesco Vaia – alla preoccupazione che insorge nei cittadini rispetto a questa variante. Il messaggio che lanciamo è: facciamo attenzione, osserviamo, studiamo e poi verifichiamo quali sono le azioni per combattere questa altra ulteriore variante”.

Stop dei voli da e verso i paesi in cui è presente la nuova variante Omicron

Dopo l’invito da parte della Commissione Europea di“attivare il freno di emergenza per interrompere i viaggi aerei dalla regione dell’Africa meridionale a causa della variante B.1.1.529 del coronavirus” per “limitare la diffusione della variante”, diversi paesi europei, come Gran Bretagna, Germania, Francia, Olanda hanno sospeso i voli da e verso i paesi in cui è presente la nuova variante Omicron. L‘Italia ha vietato l’ingresso a chi negli ultimi 14 giorni è stato in Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Namibia, Eswatini

La nuova variante spaventa il mondo. Israele ha vietato ai suoi cittadini di viaggiare in Africa del sud. In India, invece, al via “rigorosi screening e test” dei viaggiatori che erano arrivati dal Sudafrica e di rintracciare e testare i loro contatti. Il Giappone ha deciso di imporre 10 giorni di quarantena per i visitatori provenienti dal Sudafrica e da altri cinque paesi africani. Gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti, da lunedì 29 novembre, vietano l’ingresso a viaggiatori del Sudafrica e di altri 7 Paesi africani.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno sospeso i voli in arrivo da Sudafrica, Namibia, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Lesotho ed Eswatini a causa delle preoccupazioni sulla diffusione delle varianti di COVID-19.

Ad annunciarlo la General Civil Aviation Authority, il Supreme Council for National Security e la National Emergency Crisis and Disaster Management Authority.

A seguito dell’annuncio del Centro di comando e controllo del COVID-19 (CCC), la compagnia di bandiera di Dubai Emirates – riporta Gulf News, storico quotidiano degli U.A.E. – ha sospeso i voli passeggeri in arrivo da sette nazioni sudafricane. Tuttavia, i voli in partenza da Dubai verso questi paesi non saranno interessati. I passeggeri che viaggiano in questi paesi possono continuare a volare come prenotato.