“Devi fare quello che ti piace. Nessuno può dirti cosa devi studiare”. Anche se sono materie STEM. Il messaggio della presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), Maria Chiara Carrozza, alle giovani donne italiane.

MARIA CHIARA CARROZZA (Dire)

Il mondo Stem si sta finalmente – anche se lentamente, ahimè –  popolando di donne, che sempre di più balzano agli onori delle cronache per aver raggiunto traguardi stupefacenti in un campo, quello scientifico, tradizionalmente dominato dagli uomini. Il taboo, finalmente, sta cadendo, ma la strada per superare i tanti pregiudizi è ancora lunga.

Partiamo dai dati

In Europa, solo due lavori su dieci nel campo delle Ict sono occupati da donne. Negli anni 2020-21 le matricole che hanno scelto le facoltà tecniche-scientifiche è aumentato, ma siamo ancora indietro rispetto al resto d’Europa: in Italia i laureati in materie Stem sono il 24,7%, meno rispetto alla Francia (26,8%), alla Spagna (27,5%) e alla Germania (32,2%).  In Europa 1 donna su 3 sceglie un percorso universitario STEM, in Italia solo 1 donna su 5. Siamo sempre lì: alle donne manca visibilità, punti di riferimento, modelli celebrati dai media, non certo la competenza.

Nel 2015, due imprenditrici digitali olandesi, Janneke Niessen e Joelle Frijters hanno deciso di impegnarsi per favorire la conoscenza delle tante donne che ce l’hanno fatta, al motto “If she can see it, she can be it”: se può vederla, può anche diventare come lei. È fondamentale accendere un faro su questo tema, soprattutto per le nuove generazioni. Le bambine di oggi saranno le donne di domani, devono sapere che in tante sono riuscite ad avere successo, che i punti di riferimento, gli esempi da imitare ci sono e che le donne non sono inferiori a nessuno. 

La Fondazione Bracco, ad esempio, è da sempre attenta alla “gender question” e porta avanti il progetto “100 donne contro gli stereotipi”, anche grazie al lavoro di Diana Bracco, presidente della Fondazione e CEO del Gruppo Bracco, leader globale nell’imaging diagnostico e nelle scienze della vita. Un impegno per l’empowerment femminile che punta a favorire la formazione di competenze e riconoscerle, valorizzandole.

Una di quelle “che ce l’ha fatta” è Maria Chiara Carrozza, la prima presidente donna del Cnr. 

Lei ha scelto di studiare fisica grazie ad una insegnante del liceo, una docente “fantastica”, “che ha fatto la differenza e ha segnato la mia scelta”, ha spiegato in una intervista all’agenzia Dire.

L’importanza della scuola nell’incoraggiare le ragazze a studiare le materie Stem

Il ruolo degli insegnanti, oltre a quello della famiglia, è quindi fondamentale. “Dobbiamo tutti insieme dare un segnale ai giovani e ai cittadini, far capire loro che studiando nei settori della scienza e della tecnologia, avventurandosi nelle frontiere dell’innovazione, si acquisiscono gli strumenti per cogliere la grande sfida del futuro e per fronteggiare le avversità”, è il messaggio della presidente del Cnr. Purtroppo, però, sembra che il nostro sistema scolastico, tranne alcune eccezioni, sia ancora un po’ indietro nell’incoraggiare le nostre ragazze, che troppe volte restano in balia degli stereotipi e dei pregiudizi ancora molto radicati nella società.

“Devi scegliere quello che ti piace, nessuno può dirti cosa devi studiare”, Maria Chiara Carrozza

Anche se quello che ti piace è la matematica, la fisica, l’informatica. Quelle famose materie “da maschi”, che però offrono ottime opportunità di carriera, in Italia e all’estero, in settori cruciali per l’economia del futuro, lo sviluppo e la ripartenza non solo dell’Italia, ma del mondo intero, dopo lo stop dovuto alla pandemia.

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Il ruolo delle materie STEM è finito anche dentro il famoso PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, la più grande opportunità che ha il nostro Paese per trasformare la crisi e l’emergenza in un volano per la ripresa. Tra le misure previste per la scuola c’è un forte investimento nell’apprendimento di queste materie. In un futuro non lontano, le competenze digitali saranno la chiave di volta per qualsiasi professione, le conoscenze scientifiche garantiranno occupazione e specializzazione. E in questo le donne non possono e non devono rimanere indietro. Un recente studio dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), ha dimostrato come l’eliminazione del divario tra uomini e donne nelle materie Stem potrebbe portare alla creazione di ulteriori 1,2 milioni di posti di lavoro nei prossimi trent’anni.

Serve un cambio di mentalità: che il Pnrr serva davvero per dare la spinta decisiva? 

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